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:NEL CENACOLO DELL'AMORE 165 Della carità che si faceva agl'infermi non parlo, perchè mani– festare non ne potrei la millesima parte. Questo solamente dico, che le parole del Padre nostro in quella comparazione che egli pone di una tenera madre, che lo ama e nutrisce il suo figliolo carnale, erano scolpite nel cuore di quei buoni frati e però più che madre si portavano con gl'infermi, essendo fratelli spirituali e in Cristo ; e quello che se stessi avrebbero voluto nelle loro ne– cessità, con larga mano e affetto ardentissimo facevano verso gli altri nelle infer'mità e bisogni loro (I, 266). E quando alcuno di loro s'informava, il primo era il Guardiano a servirlo, e tutti i frati con tanta tenerezza e carità, che non fu vista mai madre cosi tenera e cosi amorevolmente verso il suo figliolo, coine facevano quei veri servi di' Dio verso i loro fratelli infermi (IV, 163). CON OTTIMA CURA LI RISANAVANO E tanto era la gran carità tra di loro che, ammalandosi alcuno, mai si restava di fargli ogni carità possibile. E parendo loro al– cuna volta di non avere comodità del medico e delle altre cose che bisognavano per esso infermo nei luoghi, per esser lontani dalle città, li portavano in qualche fraternita o in qualche lato onesto; e ivi con ottima cura li risanavano. Ma gli avversari presero di questo occasione di calunniarci, imperocchè dicevano : non c'è carità, quando si ammala alcuno di loro lo portano al– l'ospedale. Non considerando che si faceva per far loro maggior carità (IV, 186). Bartolomeo da Spello era tanto piacevole al prossimo, com– passionevole agli infermi e tribolati, che era cosa mirabile (III, 260). L'ESEMPIO DI S. FRANCESCO Vedendo i frati la buona creanza, pazienza e umiltà di Ber..: nardo da Offida, lo misero all'officio dell'infermeria,.. nel quale serviva tanto sollecitamente e con tanta pazienza agl'infermi,

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