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r6o LA BELLA E SANTA RIFORMA mente si disciplinava, pregando lungamente il Signore per il suo fratello tribolato. E di poi ritornava a lui per vedere se la tenta– zione era partita, e ritrovandolo consolato, con molta tenerezza lo abbracciava e diceva : « Figliolo, vi ho gran compassione, io so benissimo quanto importi esser tentato dal nemico>>. E quando sentiva le tribolazioni dei poveri secolari, continuamente spargeva lacrime per loro, e diceva ai frati: « O fratello mio, non so se tu sai la tribolazione che patisce il tale nostro benefattore; non te ne scordare, prega Dio per lui che gli dia grazia che non si perda quella povera anima >>. Tanto era questo servo di Dio abituato nella pazienza e di sua natura pietoso, che era quasi impossibile che si potesse adirare, eccetto contro di se stesso. E quando gli era domandato qualche dubbio, rispondeva col capo basso, come piangesse:<< Fratello mio, io non so niente nè posso niente ; ma se potessi farvi bene, sparge– rei per voi il proprio sangue)) (III, 407). Quando Battista da Faenza vedeva qualche frate tribolato, lo andava a trovare e lo abbracciava e gli diceva: «O Padre mio, chi avrebbe a rammaricarsi più di me, che ho fatti tanti peccati? o vogliamoci disperare ? stiamo allegri e speriamo nella miseri– cordia di Dio. O chi sa la vita mia pessima, che meritava mille inferni e che mi abbia usata tanta misericordia, come è possibile che si possa disperare ? chè se ha perdonato a co5:Ì gran peccatore, non perdoni ad ognuno che si confida nella misericordia sua>>. E con queste e altre parole amorevoli, ricreava il servo di Dio i suoi fratelli (III, 507). NÈ MORMORAZIONE NÈ DETRAZIONE Esortiamo tutti i nostri frati che si guardino da ogni detra– zione e mormorazione, massime degli ecclesiastici Prelati, del clero e di persone religiose, specialmente della nostra Religione (C, 134). Dalle lingue loro non s'udiva mai uscire parola d'ira e che mo– strasse i loro animi turbati, nè di mormorazioni e detrazioni, nè di cose del mondo (I, 264).

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