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NEL CENACOLO DELL'AMORE La fraternità cappuccina trascorreva eroicamente i sitoi giorni ; una vita di aspra penitenza, di patimenti acerbi, di stenti senza fine. I frati erano tribolati di dentro e di fuori. Le agiatezze o non si conoscevano o si disprezzavano. Dal volto pallido e scarno irraggiavano però itna calma inalte– rabile, una serenità gioconda, itn dolce sorriso. Vivevano in una impertitrbabile e per/etta letizia. E il segreto? Nei miseri tuguri cappuccini era nascosto un te– soro: l'amore. Più che amore fratano, era amore di madre e di padre; li faceva tutti membri di una stessa famiglia. Era un vin– colo che li manteneva uniti e raddolciva il loro estremo patire. L'uno viveva per l'altro e vicendevolmente si scambiavano sollecite atten– zioni e squisite delicatezze. Il più grande dolore, la separazione; la più ambita soddisfazione, rendere qualche servizio. Tutti parte– cipavano ai comuni dolori e la gioia dell'uno era la gioia di tittti. La carità fraterna è il comandamente nuovo dato da Cristo ai suoi discepoli; è la tessera di riconoscimento dei figli del Padre tutto serafico in ardore. Nelle comunità cappuccine regnavano sovrane la pace e l'itnione intima. I frati assaporavano la soavità e giocondità di vivere in– sieme a lode e gloria di Dio. Avevano in odio i pensieri poco bene– voli, i giudizi temerari o severi, propendendo sempre alle interpre– tazioni benigne e favorevoli delle azioni del prossimo. Erano ban– dite le parole aspre, l'insolente ironia, il sarcasmo sprezzante, il riso che deride. Non s'udiva che un parlare benigno e piacevole. S'incoraggiavano mutuamente e col balsamo della parola caritate– vole lenivano le sofferenze morali del confratello. JVJ a poichè conten-

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