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LA PIÙ DISPERATA VITA 1 55 CHE GIOVA? «Avendo io a lasciar il mondo - pensava Francesco da Torri - mi vo fare della più stretta e povera Religione che si trovi per far penitenza dei miei peccati>>. E tenne sempre vita più angelica che umana, dandosi totalmente al disprezzo di se stesso ; niente altro desiderava che esser messo in carcere per molti □esi a pane e acqua. « Sempre - diceva - ho avuto desiderio nella Religiore di patir per amor di Gesù Cristo, e nondimeno io ho conosciuto che se il mio patire non risulta in qualche modo di cnor di Dio e in benefizio del prossimo, niente vale. Che giova al Frate Mi– nore flagellare la carne, digiunare e far altre penitenze, se non ama Dio sopra ogni cosa e il prossimo suo come se stesso))? Questo desiderio di mortificare se stesso e di giovare al prossimo, sempre gli fu a questo servo di Dio radicato nel cuore (III, 440). « Vi dico, Fra Bernardino mio - era il consiglio di Giovanni Spagnolo - che vi spogliate in tutto e per tutto dell'amor pro– prio e di voi stesso e sarete in tutti i luoghi, suddito o prelato che voi siate, atto a far ogni bene; ma una dramma di amor 'proprio che voi riteniate, contamina tutte le opere buone che voi fate, che non sono cosi grate a Iddio come le sarebbero. Però voi siete giovane, pigliate consiglio dai vecchi, che in questo s'ag– gira e si comprende tutto il corso della vita religiosa a chi vuol tendere alla perfezione: in annegar la propria volontà e total– mente conformarsi con H voler di Iddio)) (III, 296).
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