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- Ma che fanno quelle due candele accese? Spegnetele: non è ancor l'ora! - Ma non sa, Padre, che le abbiamo dato l'olio santo? In quel momento entra in infermeria padre Stanislao e i suoi occhi s'incontrano con quelli, già ridenti, dell'ammalato; si comprendono di colpo, e padre Ignazio cerca di coprire l'equivoco con una delle sue battute: - Padre Vicario, volevano spedirmi a mia insaputa! Questa sì che sarebbe stata bella: andare all'altro mondo senza accorgersene! L'accorto padre Stanislao conclude così: « Confesso che restai molto meravigliato e molto dubbioso circa il supposto accidente; perché se fosse stato tale, il malato avrebbe dovuto riprendersi a poco a 23 poco.... Perché non gli accadessero questi ingrati ... incidenti, l'umile Cap– puccino voleva che i visitatori si facessero annunciare da fra Fiorenzo. Ma essendo stata un giorno elusa la vigilanza del frate portinaio, il padre Ignazio venne di nuovo colto in un sublime rapimento. Il fatto è narrato con scrupolosa esattezza nel documento autografo datato da Chieri - settembre 1771 - e firmato: « Ignazio Vanetti, novizio della Compagnia di Gesù », il giovane che da 20 anni si confes– sava da padre Ignazio. Successe verso la metà dell'agosto 1770. Il Vanetti, ancor secolare, conosceva bene la cella del suo confessore; la frequentava quasi ogni settimana. Quel giorno, non avendo forse trovato il portinaio, si diresse subito all'infermeria: il Padre non stava in cella. Pensò che l'aves– sero portato in chiesa, per qualche benedizione, e decise di attenderlo nell'attigua cappella dell'infermeria. Ma ecco qui la sorpresa: padre Ignazio era appunto là in preghiera, presso l'altare; stava in piedi con le braccia distese a croce; il busto dritto e rigido dava l'impressione d'essere più alto del normale. Il Vanetti lo chiamò tre volte per nome: inutilmente; si accostò, lo tirò per l'abito; lo senti rigido come una statua. L'osservò meglio: teneva gli occhi fissi al Crocifisso dell'altare, aveva il volto ridente, ma impassibile « come non avesse alcun senso esteriore ». Il giovane mai aveva osservato un fenomeno simile: si senti inva– dere dal timore al pensiero che Dio l'avesse rapito in estasi. Nondimeno 277

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