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Constatazione preziosa questa, punto di partenza per arguire la for– tezza dell'eroico religioso nel dominarsi così da restare non soltanto impassibile sotto il vellichio di un calabrone o delle mosche, ma pure sereno e gioioso fra i contrasti degli uomini. Quantunque di naturale vivo e acceso, come vedevasi dal di lui volto, spiccò la sua fortezza nel vincersi così bene da tornare a tutti di edificazione 11 • Per incoraggiare i discepoli a non mai scoraggiarsi nella lotta col proprio carattere ribelle, padre Ignazio portava sovente - ci dicono i novizi - l'esempio di san Francesco di Sales, divenuto un modello di mitezza, da bollente d'ira che era. E le sue parole incoraggiavano assai, per il fatto che quei giovani ne sperimentavano la verità nella vita stessa del loro Maestro'". Quando perorava la causa dei novizi davanti alle obiezioni della famiglia conventuale, la certezza della buona causa gli dava calore ed eloquenza irresistibili; allora sotto il saio del cappuccino rispuntava il Belvisotti, come ad avvertire che lo spirito di Assisi non aveva soffocato l'uomo di Santhià né il suo temperamento passionale, anzi l'aveva poten– ziato col sublimarlo. Ci si è chiesto perché mai il sacerdote Belvisotti, che a Vercelli aveva avuto frequenti contatti con altri Ordini religiosi, abbia scelto infine di farsi Cappuccino. Non possiamo rispondere in base a docu– menti. Se è lecito arguire dal suo temperamento ardente, estremista, noi crediamo di poter affermare che la predilezione del Belvisotti per l'Ordine abbracciato sia da attribuirsi - a parte il lavorio segreto della grazia - al felice incontro del suo spirito con lo spirito delle Costitu– zioni cappuccine. Si sentiva propenso, quasi congeniale, alla loro esi– genza di totalitarietà nel vivere il Vangelo e la Regola serafica; nel convergere ogni studio a « fare acquisto della illuminativa e infiam– mante carità di Cristo »; quindi, « con grande allegrezza e sempli~ità di cuore, disprezzare perfettamente le cose visibili e temporali per aspi– rare a quelle celesti ed eterne» (Costituzioni n. 189 e 253). Era appunto ciò che bramava questo giovane ardente, stimolato dal pungolo della voce misteriosa. 253
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