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PROBLE:-.!AS l\IISIO"l,\LES 253 vera grandezza: esso riconosce i diritti del passato senza pnció rinunciare a qu•elli dell'avvenire, riconosce il diritto della vita locale senza trnscurare quello della vita universale;, non ammette che !'arte sia uno scopo a se stessa, e malgrado ció le garantisce autoncmia nel suo proprio dominio. La soluzione cattolica deve esst:re prima di tutto r7iusfa: dando sotto ogni punto di vista ció che occorre, 1111ic11iq1tc suum, ne piti ne meno: non <leve certamente servirsi dea violenza, perche la Chiesa non e un imp'ero se– colare che vuol dominare ed imporre per forza, ab extra, un'arte, una ci– vilta, un r'egime, estraneo al popolo che vuole ricevere la vita di Nostro Signore: essa lavora ab intra, fa germoqliar? nelle anime divenute cattoliche ]'arte, la civilta, il regime che me0lio arrnonizzano con i loro doni naturali, colle loro tradizioni, col loro ambiente, n'el tempo e nello spazio. Il cristia– nesimo non vuol conservare tutto tale e quale. ne tutto rovesciare · vuole perfe::::íonare, sopramzat11rali::::::are. Ecco la vera tradizione artística . della Chiesa. Utilizzando certi elementi simbolici del p,!g¡mesimo e necessaria molta prudenza. Va del tutto •eliminato ció che puó produrre nei fedeli e negli infedeli un falso impressionismo. La stessa iconourafia della Chiesa va cus– todita in un'atmosfera cristiana. ecclesiastica, in modo che la si percepisca come prospettante una religione univ'ersale, soprannaturale, divina. Una certa precauzione o preoccupazione del renlismo storico, puó in– eressare gli studiosi, senza interessare la pieta dei fideli. Osserva l'vions. Costantini: "L'espressione cines,> e di rigore n·c1l'icononrn– fia cinese. Altrettanto deve dirsi dell'iconografia giapponese, indiana, ecc. Sen– za rinnegare 1-e tradizioni occidentali, si possono .:sprimere le immagini cristia– ne in stile orientale: e una qul':stione di forma piú che di sostanza. Ta!e fu H principio che ha guidato i nostri pittoTi cattolici Casti9lioni. Luca Tcheng, Ln-Hong-Nie. Le-Van-De, Okaymc Shunkio, Luca Ffosegawa, Takairo, To– dn, Koseki, De Fom•cca, ecc. Essi hanno medfü1t0 il V:1n0elo, hanno studiato l'iconografia tradizionale cristiana, e cosi preparati, senza romperla con i1 passato, hanno tentato di parlme il proprio linguaggio stilli,tico. Ciascun po– polo ha un proprio linguaggio e un proprio stilc artístico" (14). Gli artisti indigeni debbono conosccrc i modelli occidentali nellc esprcs– sioni e manifostazioni geniali per non esserc s\.:rvili copiatori o ecclettici com– positori. Debbono--in una parola·- elevar'c, cristianizzare, esprimere nuove idee, creare nuove fornie artistiche, far qermogliare da! vecchio tronco :ndi– geno una fimitura di elementi nuovi e belli. L arte indigcna dcve essere nobik serva della liturgia. Non 0 l'idea cristiana che dcve cssere mcssa a disposizione dell' art'e, ma e l'arte che deve essere ubbidiente aHe forme del pensiero cristiano. Alla stregua di un tale canone artístico non vanno legittimati i centoni, ma vengono richieste ver'e sintesi e robusti rinasciml':nti permeati di senti– mcnti cristiani manifestatisi nell' arte del paese. Utilizzare gli elementi caratteristici degli indigeni non deV'e esaurirsi in un futile sentimentalismo artistico, ma dcvc procurare una elevazione dello (H) <'. C'OSTAXTIXI, o. c., púgs. líü-177.

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