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252 P. PÍO DE MO~!JREGAts;ES Sorge qui un qu'i:sito. Eºutile sostituire la musica indígena con /'europea! 11 P. Heras a questo proposito scrive: "La musica dell'Europa e ben dif– ferente da quella dell'Oriente, ed ·e quesb la ragionc per mi essa dovrebb'i.~ essere bandita dalle nostre chiese nelle Indie, ad eccezione del canto grego– riano, che nei suoi modi liturgici (d'altronde molto vicini a quelli degli in– diani) potrebb•e es~ere conservato. Come le melodie ddla rrmsica europea, alle volte cosi poco spontanee, potrebbcro tocc..ue l' Hnima ed il sentimento degli Indiani, che non vi sono affatto abituati? Invece il ritmo cosi melanconico del canto indiano li porta d'istinto alla devozione 'e alla compunzione. Molte volte io ho udito dei canti Tamuls, nelle chiese di Triconopoly, eseguiti con tanta devozione e s'cntimento; come pure ho sentito nella Missione di Amand-Gujerat, i fanciulli cantare il piccclo Ufficio della V'e'rgine sul tono popolare di Gujerat. Se poi ci sono degli indiani che preferiscono il canto europeo, questc, avviene per causa di una lunga abitudine ad intendere quel canto" (13). Questa e una visione parzial•e della realta, ristrc:tta nell'angusta visione di un popolo. Lo stesso fenomeno si ripete tra i Cinesi, i Giapponesi, e í.ra altri popoli primitivi. Da qucsti sono offerti ai missionari motivi musicali convertibili in canti ecclesiastici e in canti religiosi popolari. II senso della misura.---N ella adattazione artística e n'ecessario procedere con prudenza evitando esagerazioni e difetti di tecnica. I1 criterio del giusto mezzo e un prezioso regolatore del bene: fa evitar'e gli eccessi, tanto fre– quenti, nei movimenti di riforma. L' apparenza del bene non dev'e e:sere una via aperta all'inganno. Tra i molti difetti che conviene evitare, ricordel'emo solo i seguenti: 1) Eccessivo rea/ismo.--Nell'arte religiosa non si <leve attendere solo al duro realismo físico, ma &ncora alla spiritualita liturgirn. L' arte sacra, sp'ccie l'iconografia, ha per fine di promuovere la devozione e la pieta: 1.1t dcvoticmem pariat et pietatem. I1 senso del soprannaturale eleve avvertirsi nell arte cristiana. Non basta scolpire su di un marmo o dipingere su di una teb una immagine di Gesú, di Maria, dei Santi all'orientale; é necessario che quella concezione indígena esprima qualche cosa di piú. I1 realismo in– diueno <leve vivificarsi e cristianizzarsi; il senso del divino dev·e erompere prepotente da quelle forme locali. 2) Il sincretismo.·-E'pure da evitarsi il sirn::r'etismo che vuole stringere insieme tanti elementi e vuole fondere molti dettagli tolti da vari stili, dif– ferenti di spirito e di luogo. Daltra parte non bisogna neppure voler risolvere il problema con uno spirito parziale; vi sono degli entusiasti che trattano la questione come ar– cheo!o(li o est'ai: dgli uni ed agli altri biso9na ricmdare che la sllluzione non e cosi semplic•e; i puristi che si ostinano per la trad;zione, non capiscono che la varieta non e statica, ma e dinamica, che i tempi e i bisogni cambiano e che, per vivere, ]'arte deve cambia'fe con loro; e gli utilitaristi prostituiscono l'arte, abbassandola al livello di un conforto materialista, Di fronte a qu'este soluzioni parziali, il cattolicesimo ne da una di esatto apprezzamento e di (1::) Cf. Bx,u:, l. c.

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