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246 P. PÍO DE MO'.\DREG.'\l\ES uom1m; e J' cspressione dellc qualita e tendcnze di un popolo. Possiamo, quindi, considerare J' arte come una delicata pianta che abbarbica 'e fruttifica in un determinato clima, e non puó essere trapicmtata in plaga lontana, senza rischiare di vederla immiserirsi e diventare infruttuosa. Per tanto, dal punto di vista artístico, e certamente un errare, traspor– tare in Oriente l' arte occidentale, o il portare in A frica occidentale r arl'e europea, o lo stile gotico in Cina e in Giappone, come sarebbe un errare il trasportare lo stile delle pagode indiane in Italia o nella Spagna. II concetto di bellezza e di arte sono molto differenti e variano secondo i tempi e i luoghi. Per questo pote scrivere con ragione lo Schopenhau'er; "Se conducessimo un greco antico dinanzi ad una nostra rnttedrale gotica molto celebre, che cosa direbbe? Egli rispondet'ebbe: Barbaroi" (6). lJ bello e l'artistico ideale dipendono in fondo da! gusto, dall'impressione, dalla cultura, da! dima, dalla topografía, dai costumi, dalla tradizione, dalle rclazioni, ecc., ecc. E' un fatto univ'ersa]e che tutti i popoli amano con preferenza la loro arte, i loro monumenti come un patrimonio di famiglia. Gli Arabi le loro moschee, gli Indiani le pagode, i Cinesi i palazzi e i templi, gli Egiziani le sfingi e le piramidi con i templi di Carnach e di Luxor, i Greci il Partenone 'e i romani il loro Colossco. Il dotto gcsuita spagnolo P. IIeras, missionario in India, scrive riferen~ dosi ali iconografía indiana: "Le nostre chiese e i nostri altari hanno delle immagini. e qu1?ste immagini non dovrebbero esset'e di stile europeo e meno ancora importazione straniera. Gli Indiani possiedono bei modeili di scultura che si avvicinano ai modelli della nostra iconografía. E' vero clte ad un europeo, il quale visita un tempio indiano e un museo d'archeologia, quest'arte fa un'impressione non tanto favorevole. l'via, d'altro canto, J' arte dell'Europa produC'e la medesima impressione sfavorevole sugli indiani, che a quell'arte non sono abituati. Noi non dobbiamo obblig::ue gli Indiani a venerare delle immagini che a loro sembrano brutte e grossolane e, meno ancora, aggiungere degli ostaco– li alla loro conversione. Forse il Ivlissionario 'e i fedcli abituati allo stile europeo non sentiranno alcuna devozione davanti ad una immagine di stile indiano; a i cristiani e noi stessi dobbiamo sacrificare i nostd gusti 'e le nostre preferenze o anche la dolcezza occasionale della devozione per il grande bene di questi nuovi fratelli" (7). Gli ori'entali spesso fanno la difficolta che la religione cattolica si pre5enta loro come una religione europea. Essi, esagerando e generalizzando troppo, dicono: "Cristo eTa uno orientale; ma voi ne avete fatto un Dio europeo, cioe straniero. V oi ci impon'ete questa religione europea, europeizzandone tutto, filosofía, arte, culto, istruzione e metodi di propagazione. Voi ci impo– ncte questa religione europea, la quale ci sradica del nostro paese e ci rend•e stranieri nclla nostra patria ... In sostanza, !'intima bellezza e la profonda (B) Jon. 'l'nAur:rnx, Die clkomoclation im Katholischen IIeidenapostulat, púg. 55, Miinstcr, Hl27. (7) Cf. 'l'he B,raminer, 1927, Bombay, apud C. CosTAl\TI:\"I, o. <'., págs, 50-51.

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