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47 nella carità fraterna, procurando di essere esempio di virtù fra noi e per tutti, e dominando le nostre passioni e inclinazioni cattive. 3. Camminiamo nella umiltà per imparare ad essere fratelli, sempre pervasi da spiri-­‐‑ to di mutua comprensione e di stima sincera. Coltiviamo il dialogo fra di noi, co-­‐‑ municandoci con confidenza le nostre esperienze e manifestandoci le nostre neces-­‐‑ sità. 4. Particolare impegno si abbia per il Capitolo locale, che è strumento privilegiato per manifestare l’indole e promuovere la crescita della nostra vita nella comunione fraterna. In esso bene si esprime l’obbedienza caritativa, che caratterizza la nostra Fraternità. Grazie ad essa i frati sono a servizio l’uno dell’altro, si stimola la creati-­‐‑ vità e i doni di ciascuno sono a vantaggio di tutti. N. 90 1. A motivo della stessa vocazione i frati sono tutti uguali. Perciò, secondo la Regola, il Testamento e la primitiva consuetudine dei cappuccini, chiamiamoci tutti, senza distinzione, fratelli. 2. La precedenza, necessaria per il servizio della fraternità, dipende dai compiti ed uffici che attualmente si esercitano. 3. Nell’ambito dell’Ordine, della provincia e della fraternità locale, tutti gli uffici e i servizi devono essere accessibili a tutti i frati, tenuto conto tuttavia degli atti che richiedono l’ordine sacro. 4. Tutti, secondo i doni dati a ciascuno, si aiutino vicendevolmente anche nei servizi che si devono svolgere quotidianamente nelle nostre case. N. 91 1. Si abbia cura che nelle nostre fraternità la differenza di età aiuti la concordia degli animi e la mutua integrazione. 2. Ai frati anziani si manifestino segni di una carità premurosa e riconoscente. 3. I giovani abbiano nella dovuta stima i frati di età più matura e si giovino volentieri della loro esperienza; gli anziani, da parte loro, accolgano le nuove e sane forme di vita e di attività; e gli uni e gli altri si comunichino le proprie ricchezze. N. 92 1. Se un frate si ammala, il guardiano provveda subito con fraterna carità tutte le co-­‐‑ se necessarie al corpo e all’anima, secondo l’esempio e l’ammonizione di san Fran-­‐‑ cesco, e affidi l’infermo alle cure di un frate idoneo e, se il caso lo richiede, anche del medico o di altre persone competenti. 2. Ogni frate, considerando che nell’infermo è presente la persona di Cristo sofferen-­‐‑ te, rifletta che cosa vorrebbe che gli si facesse in caso di infermità, e ricordi pure ciò che san Francesco scrisse nella Regola, che cioè nessuna madre è così tenera e

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